Alla scoperta della Sardegna settentrionale

La parte NORD della Sardegna coincide territorialmente con la Provincia di Sassari e la istituenda Provincia di Olbia e Tempio, occupando con i suoi 7520 chilometri quadrati circa un terzo dell’intera superficie dell’isola.

Attraverseremo questo vasto territorio facendoci guidare dai cinque sensi, continuamente stimolati dalla dolcezza dei paesaggi, dall’asprezza delle coste, dagli inebrianti profumi che vengono rilasciati prepotentemente e senza sosta, dal mirto, dal rosmarino, dall’erica, dal ginepro e da tutte le altre piante della macchia mediterranea che albergano tra sottili strati di terra e colorate rocce.

Dal punto di vista orografico il territorio è prettamente collinare, ad esclusione delle catene montuose del Limbara, del Goceano e del Monte Acuto, della pianura della Nurra di Alghero e Sassari, della bassa valle del Coghinas, e delle piane di S.Saturnino e di Ozieri. Nella provincia di Sassari, oltre alle valli fluviali (rias), si trova l’unico lago naturale della Sardegna, il Lago di Baratz nella Nurra di Alghero, creatosi a causa della progressiva formazione delle dune retrostanti la spiaggia di Porto Ferro; altro lago anche se non naturale, ma ricco dal punto di vista ornitologico è il Coghinas, attualmente utilizzato soprattutto verso la sponda che si affaccia sul territorio di Tula, per la pratica di sport lacustri.

Innumerevoli sono i monumenti naturali del Nord Sardegna, a cominciare dalle falesie calcaree di Capo Caccia, al promontorio granitico di Capo Testa, facente parte dell’omonimo parco naturale, la Roccia dell’Orso di Palau, i tafoni della Gallura (li Conchi) scavati dal vento e dall’acqua, in mille forme ed immagini che richiamano somiglianze con animali e persone;estremamente suggestivo è il paesaggio che si può contemplare nei pressi di Aggius, la cosiddetta “Valle della Luna”, con i suoi bellissimi massi di granito, inseriti a casaccio dalla natura sullo sfondo verde dell’erba.

Già nel Paleolitico (450.000-150.000 a.C.) il Nord Sardegna ha registrato la presenza di uomini che utilizzavano raschiatoi in selce per la lavorazione di piccoli utensili, con la tecnica clactoniana; nel Neolitico la “nuova tecnologia” permette la pratica agricola e pastorale, nonché la realizzazione di vasellame in ceramica.

E’ però l’età nuragica che ha lasciato, attraverso la realizzazione dei nuraghi, le “tombe dei giganti”, domus de janas, costruzioni che rappresentano circa il 40% dell’intero patrimonio isolano di questo periodo, una enorme ricchezza archeologica, nel suo genere unica al mondo, visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti.
Anche i resti di epoca romana, sono di grande interesse, soprattutto il Palazzo di Re Barbaro a Porto Torres. Il periodo Catalano-Aragonese ha caratterizzato le coste del territorio nord occidentale, attraverso la costruzione di fortificazioni e principalmente con la catalanizzazione della cittadina di Alghero.

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