In Sardegna le Vacanze, risulteranno punto di svolta del turismo sardo.

La meravigliosa isola della Sardegna si prepare alle Vacanze nella stagione 2012, come non era mai accaduto prima.

Molti turisti approfittatano del Carnevale per visitare questa splendida isola.

Il Carnevale è l’unica festa calendariale non collegata alla liturgia cattolica, una festa dalle evidenti funzioni sociali, che utilizza i moduli della finzione teatrale (maschere, travestimenti, satira, pantomima grottesca) per ribaltare forme, ruoli e gerarchie della normalità quotidiana.. In Sardegna tradizionalmente il Carnevale inizia con la festa di S.Antonio Abate, il 17 gennaio, e si conclude il mercoledì delle Ceneri. I festeggiamenti si concentrano soprattutto tra il giovedì e il martedì grasso. La festa conserva spesso il ricordo di riti arcaici di fine d’anno, quest’ultimo rappresentato da un re/regina (Re Giorgio di Tempio Pausania) o da un fantoccio di pezza che viene processato, condannato al rogo e pianto con un ridicolo lamento funebre (Gioldzi a Bosa e nel nord Sardegna, Maimone in Ogliastra, Cancioffali a Cagliari, ed altri ancora). Maschere mute d’antica origine caratterizzano invece il Carnevale dei centri barbaricini di Mamoiada, Ottana e Orotelli, mentre, soprattutto nell’Oristanese, le esibizioni equestri costituiscono il fulcro della festa (Sartiglia di Oristano, Sa carrela ‘e nanti di Santulussurgiu, Sa corsa a sa pudda di Ghilarza). I festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, frittelle (zippulas) e abbondante vino.

Le Maschere del Carnevale Sardo

Tra le variegate rappresentazioni del Carnevale sardo, caratterizzato spesso da manifestazioni gioiose ed estrose, la tradizione barbaricina, seppur essa stessa sfaccettata e composita, presenta come aspetto particolare la messa in scena del cupo e del tragico. Lo interpretano quelle maschere, antropomorfe e zoomorfe, popolarmente definite mascheras bruttas, l'origine e il significato delle quali sono stati variamente trattati dagli studiosi. Ecco una veloce carrellata e una breve descrizione di alcune di esse.


Mamuthones e issohadores a Mamoiada

Il mascheramento dei mamuthones consiste in una pelle nera di pecora indossata sopra il consueto abito di velluto marrone; sulla schiena, legato dietro le spalle, portano sa garriga, un pesante (circa 30 kg) grappolo di campanacci distribuiti secondo la dimensione e tenuti all’occhiello mediante cinture di cuoio, alcuni campanacci vengono fissati anche sul dorso; nasconde il viso una grottesca maschera antropomorfa di legno nero, sa bisera, a volte baffuta e un fazzoletto marrone annodato sotto il mento.

Gli issohadores vestono una giubba di panno rosso sopra la quale, di traverso una cintura con sonagli di ottone e di bronzo; calzoni di tela bianchi o di velluto scuro; uno scialletto cinge i fianchi; sul capo sa beritta che è tenuta da un fazzoletto multicolore arrotolato e annodato sopra il copricapo; tengono in mano sa soha, una correggia che si usava per prendere al laccio gli animali, da cui deriva il loro nome.

Il corteo è composto generalmente da dodici mamuthones che, appaiati procedono con un passo pesante, con salti sincronici che fanno risuonare cupamente i loro campanacci. Li accompagnano gli issohadores, di solito non più di otto, che si muovono in modo decisamente più agile e di sorpresa catturano, con abili lanci delle loro funi, astanti e amici.

La loro prima apparizione avviene tradizionalmente il 17 gennaio, il giorno di S. Antonio Abate e segna l’inizio del Carnevale.

Thurpos a Orotelli

Questa maschera tradizionale è solo una delle varie maschere della tradizione di Orotelli, che presenta un panorama più vario: erithajos, tintinnajos, burrajos.

I thurpos sono caratterizzati dall’indossare un pesante cappotto d’orbace nero con cappuccio, su gabbanu; a tracolla portano una cinghia di cuoio che regge dei campanacci; sotto il cappotto il consueto abito di velluto, gambali e scarponi di cuoio; il viso è annerito con fuliggine di sughero bruciato e ulteriormente nascosto dal cappuccio.

Escono in gruppo: alcuni appaiati come un giogo di buoi e tenuti assieme da una fune legata alla vita il cui capo è tenuto da un thurpu-contadino, che cerca di governarli armato di pungolo; altri trainano un aratro e dietro di essi dei "seminatori" spargono crusca per la strada; altri ancora, thurpos-maniscalchi, si impegnano a ferrare un thurpu-bue.

I thurpos all’improvviso, mimando i buoi, si avventano verso gli astanti e catturano qualche conoscente per costringerlo a offrire loro da bere.

Boes e merdules a Ottana

I boes, oltre che dalla pelle di pecora bianca, lunga almeno fino alle ginocchia e dai gambali, anch’essi di pecora bianca, sono caratterizzati dalla maschera raffigurante un bove, sa carrazza ‘e boe, che nasconde il viso e da cui deriva il loro nome.

I merdules indossano , al contrario, pelli nere e sul volto una maschera antropomorfa grottesca. Essi rappresentano un bovaro rozzo e deforme, infatti sono spesso muniti di gobba.

L’azione delle due maschere si svolge in modo complementare infatti mentre il boe, cerca di avventarsi, in modo irruento e selvaggio su coloro che incontra, tentando di travolgerli, il merdule si adopera a trattenerlo per mezzo della corda con la quale lo tiene legato in vita.

Sono presenti anche altre maschere sia zoomorfe, maiali, asini, cervi che antropomorfe, sa filonzana, la filatrice, che è uno dei rari personaggi femminili del Carnevale sardo. Quest’ultima indossa un vestito femminile nero sui gambali e scarponi di cuoio, scialle e maschera simile a quella dei merdules, tiene in mano conocchia e fuso e minaccia di recidere il filo di lana, simbolo della vita umana, in segno di cattivo auspicio nei confronti di chi si rifiuti di offrire da bere.

‘Urtos e buttudos a Fonni

L’úrthu, maschera ricoperta interamente di pelle di montone o di caprone di color nero o bianco, con un grosso campanaccio legato al collo e il viso annerito dalla fuliggine. Procedeva legato con una pesante e rumorosa catena e tenuto da uno o più conducenti, che lo aizzavano ad avventarsi sulla gente e in particolare sulle ragazze che, se non riuscivano a svincolarsi, venivano abbracciate e sporcate di fuliggine.

I buttudos sono vestiti da donna, completamente di nero, con uno scialle e fazzoletto in testa e il viso imbrattato di fuliggine. Essi accompagnano il fantoccio di "Ceomo" per il paese lamentandone la morte e cantando muttos spesso licenziosi.

Mamutzones, ‘urthos e ‘omadores a Samugheo

Il mamutzone, maschera muta con il volto annerito dal sughero bruciato, indossa sopra un abito di fustagno nero, una mastruca fatta con pelli di capra attorno alla quale è legata una cintura da cui pendono diverse file di campani sul dorso e sul petto quattro grossi campanacci. La particolarità rispetto a quelle di altri paesi è l’acconciatura che porta sulla testa: copricapo detto casiddu o moju, è un recipiente in sughero munito di autentiche corna bovine e caprine e rivestito all’esterno da pelli di capra. Alcuni portano un lungo bastone avvolto di edera o di pervinca I mamutzones avanzano in gruppo, mimano il combattimento delle capre in amore incornandosi e saltellando provocano il ritmico suono dei campanacci. Ogni tanto si tolgono i copricapi, mettendoli uno affianco all’altro ed improvvisano attorno ai recipienti una danza propiziatoria.

L’urtzu indossa la pelle intera di un caprone nero o bianco comprendente anche la testa completa di corna che poggia sul capo dell'uomo avvolto da un fazzoletto femminile; al collo ha un grosso campanaccio; sul petto, trattenute da un cinturone al quale è fissata una catena, porta delle pelli di capretto sotto le quali, per proteggersi dalle percosse, vengono fissati dei pezzi di sughero. Esegue una danza zoppicante accompagnato dal suo guardiano, su ‘omadore, che lo tiene alla catena e lo pungola.

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