Pasqua in Sardegna (Offerte Aprile)

Aprile in Sardegna, le offerte di Pasqua.




Pasqua Alghero – Feste e Riti

Una colonia di catalani venne insediata qui nel 1501 dagli aragonesi. E infatti qui ancora si parla il catalano. Una lingua più pura di quella che si ascolta a Barcellona, città con cui è gemellata. Questo sapore di Spagna è ancora più forte durante la Settimana Santa. Non a caso vengono qui anche dalla Catalogna per assistere alle cerimonie. Le processioni sono curate dalla Confraternita della Misericordia e sono incentrate sul Cristo della Misericordia, una preziosa statua lignea raffigurante Cristo adagiato in una culla dorata e arrivata fortunosamente sull’isola dall’Alicante, nel 1608, a seguito di un naufragio. Si inizia il martedì, Dimarts Sant, con la processione dei Misteri Dolorosi, che parte alle 19,30 dalla Chiesa di San Francesco. Il Dijous Sant, il Giovedì, i riti iniziano la mattina e arrivano a notte fonda con la Via Crucis. Il Divendres Sant, il Venerdì alle 20,00, parte dalla Chiesa della Misericordia, la solenne processione con i simboli della Passione. Si va alla Cattedrale, in stile gotico catalano, per il rito del desclavamant, cui segue la deposizione del Cristo nel bressol, la culla. E il famoso passo ondeggiante del Caracol con cui i fedeli accompagnano il Cristo nasce proprio da quella culla e infatti in catalano caracol significa cullare. La processione avanza nella notte alla luce delle Farols, ceri rossi. Gli appartenenti delle confraternite, alcune in rappresentanza di diversi paesi della Catalogna, sfilano recando i gonfaloni e i simboli della Passione. Sfilano incappucciati nelle loro vesti antiche e preziose dai colori diversi, rosse, bianche e nere. Il Sabato, Dissabte Sant, si veglia in preghiera nella Cattedrale dopo la cerimonia, in piazza, della benedizione del fuoco. Il giorno di Pasqua alle 10.00, dalla Chiesa della Misericordia, esce il Cristo Risorto mentre la Madonna gli viene incontro dalla Chiesa di San Francesco. E’ al porto, davanti al mare, che la Madre incontra il Figlio tra gli spari dei fucili, lo scoppio dei mortaretti, e il volo delle colombe.

La Pasqua e le tradizioni della Settimana Santa a Cagliari

Cagliari, fin dal XVI secolo, è stata caratterizzata dalla presenza di numerose confraternite, organizzate per rioni e facenti capo ad altrettante chiese. Tra i compiti più importanti di questi sodalizi vi era l'organizzazione delle cerimonie religiose della Settimana Santa, il periodo più significativo dell'anno liturgico. Le tradizioni non si sono perdute ed ancora oggi la Pasqua è molto sentita dalla città, che ne apprezza strutture rituali ed aspetti spettacolari conservatisi inalterati nel tempo.

Particolarmente suggestive le cerimonie che vengono celebrate nel quartiere di Villanova dalle arciconfranternite della Solitudine (chiesa di San Giovanni) e del Santissimo Crocefisso (chiesa di San Giacomo). Tra queste il corteo processionale del Venerdì Santo che porta il Cristo morto e la Madonna dalla Chiesa di San Giovanni alla Cattedrale, lungo le strette vie del centro storico affollate di fedeli intensamente coinvolti nei rituali di origine spagnola.

PasquaIl prologo dei riti della Settimana Santa cagliaritana è costituito dalla processione dei misteri, che ha luogo il venerdi di passione ed è curata dall'Arciconfraternita del Santissimo Crocefisso (Chiesa di San Giacomo). La processione parte dall'Oratorio della Solitudine e accompagna sette simulacri lignei, opere dello scultore seicentesco Giuseppe Antonio Lonis ,che rappresentano altrettante tappe della passione di Cristo, in sette chiese del centro storico.

Processione dei Santi Misteri di Villanova

Parte dalla Chiesa di San Giacomo e porta la Madonna in giro per il quartiere di Villanova. Le consorelle indossano l'abito penitenziale. Si effettuano sette tappe, tante quanti i misteri, in ognuna delle quali il simulacro viene accolto con una breve meditazione seguita da un canto del gruppo cantori.

Processione dei Santi Misteri di Stampace
E'stata ripristinata dall'anno scorso e parte dalla Chiesa di San Michele. Prima sene occupava una confraternita, ora invece è rimasta un'associazione culturale che ha voluto ristabilire la tradizione. Nella sostanza è però similare a quella di San Giacomo.

Processione delle 7 chiese

Risale all'antichissima tradizione medioevale dei pellegrini romei di far visita alle tombe di Pietro e Paolo. Tradizione che nel corso dei secoli, soprattutto con il primo grande Giubileo del 1300, aveva indicato le tappe che il devoto viaggiatore doveva compiere una volta giunto nella Città santa degli apostoli e dei martiri. Anche Filippo Neri era arrivato a Roma nel 1534 come pellegrino e si recava frequentemente nei luoghi santi. Bisogna però arrivare al 1552 perchè il pellegrinaggio diventi una pratica stabile. Gli amici dell'allora Padre Filippo - novello sacerdote che aveva preso dimora presso San Girolamo - s'intrattenevano con lui nella chiesa, poi uscivano per una passeggiata. Spesso, imboccato il ponte Sant'Angelo, dopo una sosta all'Arcispedale di Santo Spirito in Sassia, puntavano dritti a San Pietro, per una visita alla tomba dell'Apostolo, oppure se ne andavano verso l'Esquilino, a Santa Maria Maggiore. La domenica, tempo permettendo, il cammino si faceva anche più lungo. Le mete erano le Tre Fontane, la basilica di San Paolo; si andava poi sull'Appia alle catacombe di San Sebastiano e dopo un pasto all'ombra di qualche vigna, si faceva ritorno passando per San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme. Filippo e i suoi le chiamavano familiarmente "visite".

Il giovedì santo la tradizione continua ancora grazie all'Arciconfraternita di Sant'Efisio. Si parte dalla Chiesa con Sant'Efisio listato a lutto (pennacchio nero) e i confratelli in abito penitenziale e cappuccio celeste. Una folla di fedeli si unisce in processione nella visita dei Sepolcri allestiti in ogni chiesa con il tradizionale addobbo su nènniri. Quest'ultimo si rifà al ciclo agrario e ripropone il mito pagano dei "Giardini di Adone". Come si ottiene su nènniri? Il mercoledì delle Ceneri si depongono chicchi di grano o altri legumi in un piatto con bambagia, da tenere bagnata, in un luogo caldo e buio. I chicchi germogliano mantenendo un colore giallognolo in quanto viene a mancare l'azione clorofilliana. Dopo essere stati abbelliti con nastri policromi i piatti vengono sistemati nei Sepolcri.
La prima tappa del corteo è in genere a Sant'Antonio, e anche se ogni anno il tragitto viene cambiato le mete sicure sono sempre le chiese di S.Giovanni e San Giacomo.

Processione con Cristo morto - Arciconfraternita della Solitudine
Il venerdì santo verso le 13.15 dalla Chiesa di San Giovanni la processione si avvia verso la Cattedrale. Il Cristo davanti, sorretto da decine di fedeli che hanno fatto la fila dalle prime luci dell'alba, e la Vergine a seguire, portata a spalla. All'arrivo il Cristo è deposto in una cappella mentre i cantori intonano un canto greve e struggente. L'Arcivescovo conclude la cerimonia con l'omelia e la Madonna della Solitudine riprende il suo mesto cammino verso la Chiesa di S. Giovanni. Dopo una notte di veglia il sabato mattina alle 10 si procede con su scravamentu. E' una cerimonia molto toccante con la quale vengono rimossi i chiodi dalle mani e dai piedi di Gesù, per un attimo sembra quasi di vederlo in carne ed ossa ed il silenzio dei fedeli mentre lo depongono nella lettiga è opprimente. Le pie donne lo coprono con un velo dal quale pendono dei fiocchi neri, a simboleggiare la Sacra Sindone. Il pomeriggio verso le 15 i confratelli con la Madonna reclamano il simulacro in Cattedrale, perché secondo la tradizione qualora non venisse ripreso prima del tramonto sarebbe confiscato e rimarrebbe di proprietà della Cattedrale. Una volta posta davanti al figlio morto le viene imposta la corona di spine . La processione prevede poi il ritorno verso S.Giovanni della lettiga con Cristo morto e della Vergine, illuminata lungo i vicoli del quartiere di Villanova.

Processione con Cristo morto - Arciconfraternita SS.mo Crocifisso
Il SS.mo Crocifisso segue le stesse modalità della Solitudine cambiando il percorso. La processione parte dall'Oratorio del SS.mo Crocifisso sito in piazza San Giacomo, porta il Cristo a San Lucifero e termina nuovamente nell'Oratorio.

Processione con Cristo morto - Arciconfraternita di S.Efisio
Venerdì notte si svolge invece la processione di S.Efisio. Parte dalla Chiesa di S.Efisio, si snoda nel quartiere di Stampace e poi fa ritorno a S.Efisio stesso.

Risurrezione

Il sabato santo la statua del Cristo risorto viene condotta dall'Oratorio del SS.mo Crocifisso alla Chiesa di San Giacomo durante la messa delle 24.

Processione dell'incontro tra Madonna e Gesù risorto del SS.mo Crocifisso
La domenica verso le 10.30 i due simulacri - che partono da chiese diverse -s'incontrano in via Garibaldi. Il Cristo inizia la sua processione nella Chiesa di S.Giacomo passa in Portico Romero e si immette in via Garibaldi; mentre la Madonna parte dall'Oratorio del SS.mo Crocifisso, poi prende via Sulis e termina in via Garibaldi. Nel momento in cui le statue si riuniscono i fedeli inchinano leggermente il Cristo per tre volte in segno di devozione verso la madre. Al ritorno passano da via Sulis. Da ormai quattro anni, in virtù di una collaborazione reciproca, il gruppo cantori di S.Giovanni partecipa alla manifestazione. Il favore verrà prontamente ricambiato dai cantori di San Giacomo nelle future processioni di San Giovanni.

Processione dell'incontro tra Madonna e Gesù risorto di S.Efisio
Sempre la domenica mattina ma con una differenza di circa mezz'ora anche S.Efisio organizza l'incontro dei due simulacri. Il punto d'incontro stavolta è nel corso Vittorio Emanuele, e come accade nell'omonima processione le due processioni sono accompagnate dagli inni esultanti dei cantori. Gesù parte dalla Chiesa di Sant'Efisio, passa in via Restituta, in via Azuni, nel portico degli Alberti, in via Portoscalas ( sulla destra ) e si immette nel corso V.Emanuele. La Madonna parte da S.Anna, passa in Via Azuni entra in piazza Yenne e giunge nel corso. Al ritorno passano entrambi dal corso e risalgono su per piazza Yenne.

Processione dell'incontro tra Madonna e Gesù risorto di Sant'Eulalia I due simulacri partono da punti diversi e compiono diversi percorsi per poi rincontrarsi. La madonna parte dalla Chiesa di Sant'Eulalia passa in via dei Pisani, sbuca in viale Regina Margherita entra in via Cavour passa per via Porcile e termina in via Roma. Gesù invece parte dalla Chiesa del SS Sepolcro, procede in via Baylle fino a raggiungere l'altro simulacro in via Roma.

Processione di Sant'Efisio: lunedì dell'Angelo
Se a Cagliari il 1º maggio si celebra la festa di Efisio-re, il Lunedì dell'Angelo non è solo Pasquetta ma è anche la festa di Efisiu gloriosu, ossia il guerriero senza cocchio e svettante en plein air. Un rito che è una sorta di anti-sagra: senza ali di folla, niente folclóre e spettacolo. L'esatto contrario della mercificazione del sacro, un qualcosa di più "intimo". Tutto inizia alle prime luci dell'alba quando il corteo, aperto dall'Arciconfraternita del Gonfalone o di S.Efisio, incede lento verso il Duomo. Ai margini della strada si notano le donne in abito nero che precedono il simulacro portato a spalla da quattro confratelli e dietro gli uomini avvolti in un celeste saio penitenziale, con le spalle ricoperte da una mantellina chiara. Un rituale risalente al 1793, anno del bombardamento francese su Cagliari, quando l'allora arcivescovo Monsignor Melano percorse a cavallo con il rosario in una mano e l'archibugio nell'altra, l'intero molo di Sant'Efisio. In quel frangente la figura del Martire venne esposta nel Duomo per otto giorni durante i quali un'orrenda tempesta costrinse la flotta francese a porre fine all'assedio. Da quella volta ogni anno, il lunedì di Pasqua, viene rinnovato il voto di portare il Santo in Cattedrale. Dapprima, con il ricordo ancora fresco delle cannonate francesi, questi restava esposto otto giorni; poi tutto divenne meno solenne e la statua riportata la sera stessa alla sua dimora. La processione scende verso le otto della mattina per la stretta via di S.Efisio, imbocca via Azuni, passa in piazza Yenne e sale per via Manno inerpicandosi poi in via Cima. Una tappa suggestiva è quella della Cappella del Convento delle Monache Cappuccine, in cui il Santo viene deposto ai piedi dell'altare di fronte alla grata che divide il mondo dalla clausura. Chi ha partecipato a questo avvenimento ricorda in modo particolare il fascino dei canti delle monache. Il corteo prosegue oltrepassando la Porta dei Leoni e transita di fronte al Palazzo Boyl. Arrivato in Cattedrale, viene celebrata la Messa di ringraziamento durante la quale i Confratelli intonano is goccius, laudi sarde di antichissima memoria. La processione si ricomporrà poi scendendo in via Lamarmora ripercorrendo il tragitto in senso inverso.

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